Affittare casa: contratto a canone concordato o a canone libero?

Affittare casa: contratto a canone concordato o a canone libero?

Due strade per affittare un'abitazione

Chi decide di mettere a reddito una casa o, al contrario, di prenderla in affitto, incontra subito una scelta di fondo: contratto a canone libero o a canone concordato. Sono due modelli con regole, durate e trattamenti fiscali diversi, e capirne le differenze conviene a entrambe le parti del rapporto.

Il canone libero, la formula 4+4

Nel contratto a canone libero il proprietario fissa l'importo dell'affitto secondo il mercato. La durata standard è di quattro anni, rinnovabili automaticamente per altri quattro. Offre flessibilità sul prezzo, ma una tassazione meno favorevole e un impegno temporale lungo. È la scelta tipica nelle grandi città dove la domanda sostiene i canoni.

Il canone concordato, la formula 3+2

  • L'importo dell'affitto rientra nei limiti fissati dagli accordi territoriali tra le associazioni di proprietari e inquilini.
  • La durata è di tre anni più due di rinnovo, più breve e snella.
  • In cambio del canone calmierato, il proprietario ottiene agevolazioni fiscali, tra cui un'aliquota ridotta della cedolare secca.

La convenienza del concordato dipende molto dal Comune. Nelle città ad alta tensione abitativa, gli sconti su IMU e imposte possono compensare un canone più basso, rendendo questa formula interessante anche per il proprietario. Per ottenere i benefici, però, serve di solito un'attestazione rilasciata dalle associazioni di categoria, che certifica la conformità del contratto agli accordi locali.

Per l'inquilino, il canone concordato significa un affitto più sostenibile e una maggiore stabilità nel breve periodo. Prima di scegliere, vale la pena verificare se nel proprio Comune esistono gli accordi territoriali e fare due conti: a volte il risparmio fiscale per il proprietario è tale da rendere il concordato vantaggioso per tutti, evitando inutili contrapposizioni.